© Associazione Festival Musicale Piceno

F. Marchetti - Andante Melanconico (4.54)
L. Vecchiotti - La Rondinella (3.27)
F. Marchetti - Gran scena della regina (7.34)
D. Alaleona - Romanza (6.27)
D. Alaleona - 4 Canzoni Italiane (12.52)
F. Marchetti - Ballabili (Passepied) (3.54)
F. Marchetti - Ballabili (Passo a quattro) (4.56)
L. Vecchiotti - Sonata a Forte-Piano (4.52)
D. Alaleona - Rosa Bianca (7.03)
D. Alaleona - Crisantemo (3.25)
D. Alaleona - Biancospino (3.21) [alta fedeltà]

Le eterogenee pagine musicali di questa raccolta, tanto dissimili per genere, forma e stile, sono però accomunate dalla regione geografica italiana in cui nacquero i loro autori: le MARCHE. I musicisti Luigi Vecchiotti e Domenico Alaleona, infatti, ebbero i natali nell' antica Marca di Fermo, Filippo Marchetti in quella di Camerino. Tutti e tre i compositori, nonostante gli apprezzamenti e i riconoscimenti conseguiti in vita, dopo monti furono dimenticati. Oggi nessuno si ricorda di loro, né vengono più eseguiti. Molta della loro produzione musicale risulta medita ed in gran parte addirittura non catalogata.

LUIGI VECCHIOTTI; (n. Servigliano 1804, m. Loreto 1863).
All' età di 11 anni fu affidato dalla famiglia ai padri di S. Filippo Neri di Fermo affinché. lo istruissero nelle lettere e in filosofia. Queste discipline ebbero, in seguito, una notevole influenza nell' indirizzo di tutta la sua arte. Qui iniziò anche lo studio del Piano-Forte con il direttore della cappella metropolitana che presto abbandonò per andare a studiare armonia in Bologna con padre Stanislao Mattei. Questi, oltre al Vecchiotti, ebbe tra i suoi allievi G. Rossin, G. Pacini, G. Donizzetti e l'organista T. Weinlig che fu a sua volta maestro di R. Wagner.
Morto il Mattei, che Vecchiotti sostituì nell' insegnamento e nella direzione durante l'infermità, si recò presso il R. Conservatorio di Milano per apprendere l'arte della composizione da Vincenzo Federici. Terminati gli studi, si trasferì a Roma dove nel 1827 al Valle fece rappresentare la farsa: La Fedeltà in pericolo, accolta con favore dal pubblico di allora. Nello stesso anno fu nominato maestro di cappella nel duomo d’Urbino, carica che rivesti fino all’ 1841.
Nel 1831, sempre al Valle, fu eseguita con gran successo la sua opera: Adelasia. Dal 1841, fino alla morte, fu maestro di cappella nella santa casa di Loreto.
Sterminata fu la produzione musicale del Vecchiotti, soprattutto religiosa che lo fece acclamare in diverse città delle Marche, dell' Umbria e della Romagna allorché, in occasione di solennità liturgiche, veniva richiesto quale compositore e direttore. Fu membro di prestigiose Accademie italiane e nominato cavaliere da Papa Pio IX. Dalle conoscenze umanistiche trasse un'alta moralità che lo portò a comporre una godibile musica sacra da offrire, contro ogni restaurazione ceciliarna, a tutti quei fedeli poveri esclusi dai teatri. Oltre alle sue due opere per teatro ricordiamo: Messa funebre per i morti di Castelfidardo (1861); altre messe; l'offertorio Misit Deus; salmi, mottetti, inni. In più: ouvertures per orch., pezzi per organo e altro. Fra gli scritti: Pensieri intorno all' arte e alla musica (postumi 1876); opere didattiche.

In questa raccolta sono presenti:
Sonata a Forte-Piano, in fa maggiore. Composizione in un unico movimento di carattere clavicembalistico, forse ascrivibile al periodo giovanile dell' autore. Affida alla mano destra una briosa melodia dal sapore vagamente rossiniano mentre la mano sinistra spesso modula con il basso albertino. medita, mai eseguita in questo secolo.
La Ronidinella, romanza per baritono e pianoforte in la minore.
Tipica romanza ottocentesca da salotto, malinconica e sentimentale. Il manoscritto non è datato. medita, mai eseguita in questo secolo.

FILIPPO MARCHETTI; (n.Bolognola 1831, m. Roma 1902). Studiò musica prima con Bindi, quindi dal 1850 al '54 presso il conservatorio S.Pietro a Malella di Napoli contrappunto e armonia con G. Lillo e C. Conti. Scrisse soprattutto opere teatrali, esordendo con Gentile da Varano (1856) su libretto del fratello Raffaele. Il suo lavoro più importante è Ruy Blas, presentato alla Scala nel 1869 ed in seguito rappresentato in molti teatri italiani e stranieri, tanto da divenire una delle opere più popolari dell' epoca. Dal 1880 Marchetti si dedicò all' insegnamento. Dal 1886 fu presidente della R. Accademia di S. Cecilia a Roma. Fu maestro, tra gli altri, della regina Margherita di Savoia.

Opere teatrali: Gentile da Varano (Iibr. R. Marchetti, Torino 1856); La Demente (G. Checchetelli, ivi, 1856): II Patria (Id., non rappr.); Romeo e Giulietta (M. M. Marcello, Trieste 1856); Ruy Blas (C. d'Ormeville, Milano 1869): Gustavo Vasa (Id., ivi 1875); Don Giovanni d'Austria (Id., Torino 1880). Inoltre: pezzi per orchestra, messe e altre pagine sacre; pezzi per coro e per pianoforte; canti popolari e romanze.

In questa raccolta sono presenti:
Gran scena della Regina, dal 2° atto del Ruy Blas, riduzione per soprano e pianoforte. Quest' aria dalla melodia facile ed espressiva fu molto eseguita nel secolo scorso, nelle sale come per strada. L' amore della Regina per Ruy Blas è qui reso delicato dall' accuratezza della partitura, tanto da superare quegli elementi drammatici presenti nell' originale hughiano accentuando, altresì, quelli patetici . Tutta l' opera da un lato inserì Marchetti, per compostezza di concezione, nella "maniera" della tradizione verdiana; dall' altro, grazie alle terze tonalità espressive, fu anticipatrice di Catalani e di Puccini.
Passepied e Passo Quattro, danze orchestrali dal 2° atto del Ruy Blas, riduzioni per pianoforte solo. Illustrano, attraverso richiami ed echi barocchi, la vita mondana presso la corte reale di Madrid sul finire del '600. In quest'ambiente, infatti, si consumò il dramma amoroso fra la Regina di Spagna e l'umile paggio Ruy Blas.
Andante Melanconico, per Clarino e pianoforte in fa minore. L' autore affida la cantabilità del brano al registro medio-basso dello strumento a fiato. Il pianoforte accompagna le lunghe note del solista equilibrandole con un' armonia composta ed elegante.

DOMENICO ALALEONA; (n. Montegiorgio 1881, m. Montegiorgio 1928) Compositore e musicologo, studiò al Conservatorio S. Cecilia in Roma con C. De Sanctis, A. Bustini e R. Renzi; nel 1907 si laureò in lettere. Dedicò attenzione alla musica dei secoli XVI e XVII e realizzò importanti trascrizioni di musiche antiche. Scrisse vari saggi di storia della musica, estetica musicale, musicologia e filologia musicale. Come critico musicale collaborò ad importanti quotidiani e riviste. Fu insegnante e direttore di masse corali a Livorno (Soc. "Guido Monaco) e a Roma (Augusteo). Dal 1912 ricoprì la cattedra di Storia della Musica ed Estetica musicale, al conservatorio S. Cecilia di Roma. Nell' opera teatrale Mirra rappresentata nel 1920 al Costanzi di Roma applicò nuove teorie armoniche scaturite dalla sua personalissima indagine degli spazi sonori dell' ottava. Auspicò un rinnovamento musicale attraverso il ritorno alla "italianità" delle fonti e delle origini: allorchè l'artista operava in comunione di sentimento con il popolo. Alcune composizioni di Alaleona furono amate ed eseguite da famosissimi artisti quali: O. Respighi, C. Zecchi, V. Gui, A. Toscanini, Tutta la produzione musicale dell'autore, edita ed medita, risulta catalogata. Opere teatrali: Mirra (libr. V. Alfieri, Roma 1920) Inoltre: Sinfonia italiana, Due canzoni italiane, per orchestra; Messa per i defunti per voci ed organo; Melodie pascoliane per solista e pianoforte; La città fiorità per pianoforte solo ed altri pezzi per violino e pianoforte, per coro, per banda ed altro. Fra gli scritti: Storia dell' Oratorio musicale in Italia (Torino 1908); L' Armonia modernissima (Torino 1911); il libro d'oro del musicista (Roma 1915).

In questa raccolta sono presenti:
Rosa bianca; Crisantemo; Biancospino, per pianoforte solo, tre impronte tratte da La città fiorita op. 12. Qui Alaleona traduce musicalmente idee simboliche e sensazioni floreali riorganizzate espressionisticamente dal suo sensibilissimo coordinamento progettuale interiore. Biancospino, la più pianistica delle impronte per complessità e dinamica strumentale, fu nel repertorio del pianista Carlo Zecchi. Nel 1922 Ricordi pubblicò l'intera op. 12.
Romanza, per violino e pianoforte, da Due pagine d' album op. 16. L' elegiaco legato del violino è contrapposto ad un raffinato arpeggio pianistico; insieme conducono il 6/8 del tema, senza contorsioni, verso la lentezza soave dello svanire. Pubblicata da De Santis a Roma nel 1920, l' op. 16 di Alaleona fu nel repertorio del violinista Ferruccio Castellani.
Canzoni n. 1; n. 2; n. 3; n. 4, per quartetto d'archi, tratte da Sei canzoni Italiane op. 39. In questi brani il discorso musicale, fatto di scorci icastici, si addentra fino alle zone più rare del suono. Non gli sono estranei elementi popolareschi e antichi, espressionismi lirici che si fondono in un risultato d'insieme ricco di succhi antichi ed immediatezze creative, ombreggiate ora di malinconie. C'è l'impronta di una tradizione lontana, il suono terso di una forma asciugata e pura. L'emozione d'una memoria culturale vissuta L'op. 39 è medita.

Claudio Giovalè

Le musiche di L. Vecchiotti provengono dall'archivio privato di Angelo Paci;
Le musiche di F. Marchetti provengono dall'archivio privato di Pietro Rivelli;
Le musiche di D. Alaleona provengono dalla biblioteca comunale di Montegiorgio e dall'archivio privato di Claudio Giovalè.
Registrazioni effettuate in occasione della 20 edizione del Festival Musicale Piceno, presso la Chiesa di S. Francesco a Falerone (AP).
In copertina il Teatro Romano di Falerio Picenus

Realizzato da: Associazione Pro Loco e Amm.ne Comunale di Falerone


Direzione del Festival: Roberto Frollà, Sergio Lucarini
Direttore artistico: Alessandro Perpich