© Associazione Festival Musicale Piceno

N. Vaccai - Voi mi chiamaste al trono (05.53)
N. Vaccai - Al cielo offerite (09.58)
N. Vaccai - Quintetto (06.16) [alta fedeltà]
F. Marchetti - Ah celarti del core il mistero (10.12)
F. Marchetti - O duce voluttà (04.29)
D. Alaleona - Intermezzo (09.37)
D. Alaleona - Romanza (06.30) [alta fedeltà]
D. Alaleona - In tempo di Minuetto (04.32)
D. Alaleona - Lilium (04.44)
D. Alaleona - Camelia (06.48)

Quest'album attinge i suoi contenuti esclusivamente dai programmi di concerto del Festival Musicale Piceno. Giunto alla sua terza stagione, organizzato dalla Pro Loco e patrocinato dall'Amministrazione Comunale, sotto la con direzione artistica del M. Alessandro Perpich e dell' arch. Roberto Frollà, il Festivai ha sede a Falerone (AP) ed è presieduto dal dr. Sergio Lucarini.
Fin dagli inizi, una delle peculiarità della manifestazione è l'esecuzione di opere di autori marchigiani. E direttamente da quel particolare cartellone, che sovente ha presentato al pubblico composizioni poco note, spesso inedite, quando non addirittura sconosciute, prende abbrivio questa incisione seguendo nella proposta, al di là di ogni cifra estetico-forrmale, quale unico criterio filologico quello della marchigianità delle partiture.
Le ricerche sui fondi d'archivio e nelle biblioteche sono state condotte dallo scrivente, il M. Silvio Catalini ha curato tutta la revisione musicale.

Nella pletora dei compositori delle Marche, d'ogni tempo e valore, il ristretto parnaso sonoro dell'incisione per necessaria brevità di selezione si apre cronologicamente su Zadig ed Astartea e coglie l'autore Nicola Vaccai ormai trentacinquenne sul punto di cimentarsi con l'opera seria. E' il 1825, ha alle spalle esordi non esaltanti nel reperto-rio buffo; ma la scuola di Paisiello gli ha conferito solidità di mezzi espressivi e una "qualità della melodia in cui la vena napoletana sembra come filtrarsi ed aprirsi~'a soavità belliniane'." (Carli Ballola)

Ammirato da Rossini, il melodramma Zadig ed Astartea rivela già nell' Allegro Maestoso di" Voi mi chiamaste al trono" un impegno di scrittura poderoso. Rappresentata nel 1825 al S. Carlo di Napoli, tutta l'opera si rifà alla medesima vicenda babilonese della Semiramide rossiniana. La monumentalità del pezzo, pur nella riduzione di Andrea Leonhardt qui proposta, appalesa comunque il massiccio impegno profuso dal Vaccai nell'orchestrazione la quale conferisce alla cavatina una grande monumentalità.

Altra pagina grandiosa e di virtuosismo vocale è la cavatina "Al cielo offerite" collocata nel primo atto della Giovanna d'Arco (La Fenice, Venezia 1827). Anch'essa appesantita dagli interventi del coro, opportunamente trasferiti in questa riduzione al solo pianoforte, avverte di alcune tendenze romantiche non completamente estranee al musicista tolentinate.

Piccolo gioiello di compostezza formale, invece, il Quintetto per archi tua lungo considerato come imprecisata sezione di altra composizione del Vaccai. Ci volle il musicologo neozelandese prof. Jeremy Commons, nel 1990 in visita alla Biblioteca Filelfica, per scorporarlo dall'errata catalogazione e restituirlo alla sua originaria singolarità d'espressione artistica. Intatti, sebbene in un unico tempo, il Quintetto (18 togli manoscritti: revisionati dal M. Catalini), con le sue tre segnature agogiche, le gradevoli cellule melodiche, la quadratura armonica e il dinamismo del "terzinato" subito si aftranca dalla mera condizione di frammento in cui le non molte misure costitutive potrebbero relegarlo, per vestirsi, specie nella vitalità dell'esecuzione, di autonoma, compiuta e godibile dignità compositiva. L'agile "partitura ritrovata" può così affiancarsi definitivamente alle altre composizioni da camera del musicista di Tolentino, per nulla indegna di quella compagnia in cui la cantabilità vocale inserita in piccole formazioni strumentali tocca spesso valori assoluti. Allora vien quasi da dire: peccato! peccato che Nicola Vaccai, nell'intervallo di tempo fra Rossini e Verdi, per sostenere il confronto con Bellini e Donizetti non abbia quasi mai avuto il coraggio di rinunciare anche nel suo operismo alla pedanteria dei concertati e agli statici orpelli degli interventi corali.

Ma se Vaccai ebbe in Bellini e Donizetti gli antagonisti musicali, il camerte Filippo Marchetti si vide Giuseppe Verdi quale dirimpettaio nazionale. L'opera Romeo e Giulietta (Comunale, Trieste 1865) gli servì da salvacondotto per il Teatro alla Scala nonostante a Torino, nove anni prima, l'astro di Busseto gli avesse oscurato con Traviata il dramma lirico La Demente. Ascoltandone il preludio e duettino del secondo atto, in Romeo e Giulietta vi si ritrova tutta la tersa tonalità espressiva che connoterà le future più belle pagine di Marchetti: il declamato è già quello di Ruy Blas e la costruzione dell'aria racchiude più di un episodio psicologico. E' vero, manca la forza drammatica; ma questa difettò sempre al musicista di Camerino. Poiché la sensibilità musicale, vicina a Thomas e Gounod, lo piegò soprattutto verso gli elementi patetici e pittoreschi. Tanto che nel capolavoro Ruy Blas (La Scala, Milano 1869), di cui "O dolce voluttà" è la pagina più famosa, le fosche tinte dell'originale hughiano si stemperano in vene di tenerezza e di sentimentalità passando per una regolarità di linguaggi armonici quasi accademica. Non di meno l'opera funzionò fin dalla prima rappresentazione. Fu replicata fra gli elogi generali e rivaleggiò con La Forza del Destino di Verdi. "Marchetti resse al grande rivale e per quattro anni Ruy Blas rimase sulle scene a Milano" (G. Boccanera). L'opera acquistò sempre più popolarità ed ebbe centinaia di rappresentazioni in Italia e all'estero.

La presenza musicale di Domenico Alaleona, invece, si collocò "nel flusso delle generazioni degli anni '80 che costituiscono, in più modi, una svolta dalle consuetudini ottocentesche" (D. Tampieri). Ma essa guarda al Novecento dove, mai rinnegando la purezza dell'antica tradizione rinascimentale italiana, produrrà la sua poliedrica indagine teoretico-analitico-compositiva sempre tesa a nuovi spazi sonori. Ne è un esempio l'intermezzo del melodramma Mirra. Dedicato ad Arturo Toscanini e più volte da questi eseguito, fin dalla sua prima apparizione (Augusteo, Roma 1912), "sottolinea le intuizioni di Alaleona ed avvalora il suo contributo, parallelo alle importanti conquiste teoriche che all'estero altri musicisti, quali Schoemberg, Haba, Hauer, elaboravano nello stesso periodo." (L. Rognoni).

Due Pagine d'Album, per violino e pianoforte, esprimono il delicato sentire dell'autore sul piano intimistico, senza indulgere a compiacimenti. Romanza fu più volte eseguita dal violinista Ferruccio Catellani; in tempo di minuetto venne dedicata dall'autore al grande violoncellista Tito Rosati, anch'egli marchigiano.

J Lilium e Cameila, per pianoforte solo, concludono il ciclo delle cinque impronte de La Città Fiorita. Sono dei raffinati bozzetti pianistici ascrivibili alla più personale sintassi espressionista dell'autore; con il loro simbolismo floreale implicano un riconoscibilissimo linguaggio novecentesco. Pagine de La Città Fiorita appartennero al repertorio concertistico di grandi pianisti quali Carlo Zecchi e Paul Weingartner.

Claudio Giovalè

Per il prezioso e cortese contributo accordato alle ricerche musicali si ringrazia:
il prof. Pier Luigi Falaschi direttore della Biblioteca Valentiniana di Camerino;
la dott.sa Ombretta Cosatti responsabile della Biblioteca Fileltica di Tolentino;
la sig.na Giuseppina Alaleona erede e proprietaria dell'archivio musicale del M0 Domenico.

In copertina: La sonatrice di cetra, Museo - Antiquarium di Falerone (Foto Fagiani)